Democrazia del confronto, educazione civica e integrazione, bando periferie: il ruolo degli enti locali - Intervento de Pascale all’assemblea ANCI - ANCI Emilia-Romagna

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Democrazia del confronto, educazione civica e integrazione, bando periferie: il ruolo degli enti locali - Intervento de Pascale all’assemblea ANCI

Rimini, 23 ottobre 2018

DEMOCRAZIA DEL CONFRONTO, EDUCAZIONE CIVICA E INTEGRAZIONE, BANDO PERIFERIE: Il RUOLO DEGLI ENTI LOCALI

Michele de Pascale - Presidente ANCI Emilia-Romagna e Sindaco di Ravenna, interviene in apertura dell’assemblea annuale ANCI a Rimini alla presenza del Presidente Mattarella - Intervento integrale

Signor Presidente della Repubblica, cari colleghi, gentili ospiti,

benvenuti in Emilia-Romagna a nome dei 331 Comuni della nostra regione, siamo onorati di ospitare la nostra Assemblea Nazionale qui a Rimini, una delle indiscusse capitali mondiali dell’accoglienza e dell’ospitalità.
Ospitiamo questo appuntamento in un frangente delicato in cui la crisi colpisce ancora duramente imprese e famiglie e solo dopo pochi mesi dall’insediamento del Governo Conte, a cui rivolgiamo l’augurio di buon lavoro nell’interesse dell’Italia.
Le nostre città, piccole e grandi, guardano alla politica nazionale sperando di ritrovarvi quell’incontro fra idealità e concretezza che è alla base del governo locale. Il dibattito pubblico del nostro Paese risulta sempre più orientato allo scontro e alla delegittimazione reciproca. Le diverse parti in campo, invece di cercare di unire i cittadini verso sfide comuni, sembrano volerli mettere l’uno contro l’altro.

La vita del sindaco è diversa, a noi non è concessa la mera elencazione dei problemi delle nostre comunità, ma sono richieste soluzioni e risposte.
Prendo a prestito le parole di Benigno Zaccagnini: “Io penso che la democrazia sia un sistema che parte dal presupposto che nessuno ha la verità. La vita democratica, invece, vive nel confronto: cioè nella capacità di mantenere sui vari problemi, dai temi politici generali agli argomenti concreti che interessano la vita di un Paese, un atteggiamento di modestia e di umiltà, riconoscendo che nessuno può essere depositario assoluto della verità”.
Le nostre amministrazioni sono animate da programmi diversi e, nel solco tracciato dalla Costituzione, anche da ideali contrapposti, ma noi siamo tutti consapevoli della necessità di produrre sintesi innovative per conciliare interessi differenti, diritti e doveri.
Vale per la necessità di superare la crisi  sostenendo lo sviluppo economico, per la dignità e la sicurezza del lavoro, per il rispetto dell’ambiente; con le nostre amministrazioni chiamate a minimizzare la burocrazia davanti alle opportunità degli investimenti che si presentano e a gestire i rapporti con la cittadinanza per la realizzazione delle grandi opere utili al Paese.
Vale allo stesso modo per la necessità di coniugare il bisogno crescente di nuovi servizi pubblici con la carenza di risorse , in un paese che, ad esempio, continua a nutrire l’ambizione di un servizio socio-sanitario universalista, ma vi assegna il più basso livello di finanziamento fra i paesi industrializzati, accettando disparità intollerabili fra le diverse aree del Paese.
E vale soprattutto per la crescente domanda di sicurezza  che, anche a seguito delle recenti riforme, sempre più si rivolge anche a noi sindaci e ai corpi della Polizia locale, con la giusta richiesta di superare il degrado di parti significative delle nostre città, di vedere affermarsi la cultura della legalità e rispettata sia l’umanità che la certezza della pena per chi sbaglia.

Crisi economica ed occupazionale, depauperamento dei servizi pubblici e insicurezza hanno acuito nelle nostre comunità i problemi di integrazione dei migranti.
La domanda sorge spontanea: può il nostro popolo – che nella storia recente dell’uomo è stato protagonista di migrazioni in ogni angolo del globo – non avere oggi gli strumenti per comprendere e gestire i flussi migratori e per mettere in campo politiche che garantiscano integrazione sociale  nella legalità?
A quanto pare la risposta, ad oggi, è scontata ed è negativa. Gli strumenti fondamentali per affrontare questo fenomeno epocale sono contenuti negli articoli 3, 10 e 27 della nostra Costituzione. Anche per questo su impulso dell’ANCI, in tutta Italia, si stanno raccogliendo migliaia di firme per sostenere la proposta di legge sul ripristino dell’insegnamento dell’educazione civica in tutte le scuole.

I Comuni Italiani, dall'importante Riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, non sono più un semplice riparto della Repubblica, come recitava la formulazione originaria dell’articolo 114, ma vengono riconosciuti quali suoi primi “Costituenti”. Si dà giustamente atto ai Comuni non solo di preesistere all’Italia unita e poi repubblicana, ma di esserne stati, insieme alle proprie comunità, i primi promotori ed artefici.
A questo riconoscimento non è però seguita una stagione di decentramento delle funzioni amministrative e di maggiore autonomia finanziaria dei territori. Anzi abbiamo spesso assistito ad un ritorno al neocentralismo . Faccio solo due esempi.
Le Province , umiliate e lasciate da circa 7 anni in una sorta di limbo istituzionale, con funzioni per le quali non hanno i soldi. Va riconosciuto, in tempo di discredito del lavoro pubblico e della politica, che solo la professionalità e la dedizione dei dipendenti delle province, unita alla disponibilità degli amministratori comunali, hanno consentito finora di garantire una parvenza di decoro a scuole e strade provinciali.
Il bando periferie . Non mi riferisco solo all’importanza di quegli investimenti, ma al fatto che fra istituzioni della Repubblica ci deve essere pari dignità e rispetto e lo Stato è quindi chiamato a mantenere gli impegni sottoscritti.
L’Italia può ritrovare forza, genio, solidarietà nel bando periferie. Non mi riferisco solo all’importanza di quegli investimenti, ma al fatto che fra Istituzioni della Repubblica ci deve essere pari dignità e rispetto e lo Stato è quindi chiamato a mantenere gli impegni sottoscritti. Bene dunque le novità di giovedì scorso! Ma bene solo se questa volta il Governo darà seguito a provvedimenti chiari e concreti.

L’Italia può ritrovare forza, genio, solidarietà e coraggio nei suoi 8000 sindaci che camminando insieme alle loro comunità, non vestono fasce con i propri colori, ma con il nostro tricolore e con l’emblema della Repubblica fianco a fianco allo stemma delle nostre città.

Michele de Pascale - Presidente ANCI Emilia-Romagna e Sindaco di Ravenna

intervento de Pascale assemblea ANCI

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