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Chiusura uffici postali nelle frazioni:il Consiglio di Stato dà ragione ai Comuni

Bologna, 12 maggio 2017

COMUNICATO STAMPA

CHIUSURA UFFICI POSTALI NELLE FRAZIONI: IL CONSIGLIO DI STATO DÀ RAGIONE AI COMUNI

Il servizio postale  universale va garantito, l’equilibrio economico non può essere elevato a parametro esclusivo per decidere la chiusura o la variazione d’orario d’apertura degli uffici postali, il confronto preliminare con gli Enti Locali interessati dalle proposte di razionalizzazione della rete degli uffici postali non solo deve essere effettivo, ma anche considerato come obbligatorio da parte di Poste Italiane; l’istruttoria per la razionalizzazione degli uffici postali deve essere puntuale e adeguata e deve includere un esame accurato delle specifiche condizioni territoriali e demografiche del contesto nel quale gli uffici operano.

Queste sono - in sintesi - le statuizioni più rilevanti contenute nella motivazione della sentenza emessa il 10 maggio , con la quale il Consiglio di Stato  (sezione Sesta) ha accolto l’appello proposto da otto Comuni dell’Emilia-Romagna . Le amministrazioni di Civitella di Romagna, Meldola, Predappio (FC) Alto Reno Terme, Camugnano, Imola (BO) Frassinoro (MO) e Montefiore Conca (RN)  avevano impugnato la sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 600/2016, che respingeva i ricorsi che gli stessi Comuni avevano presentato contro i provvedimenti di chiusura o di riduzione degli orari di apertura adottati da Poste Italiane per uffici postali situati nei loro territori.

Il Consiglio di Stato annulla dunque quei provvedimenti di Poste Italiane risalenti al 2015.

«Sono soddisfatto come Sindaco di Imola  per l’annullamento del provvedimento di chiusura dell’ufficio postale di Sasso Morelli e come Presidente di ANCI Emilia-Romagna  perché l’associazione regionale ha sostenuto i Comuni in questa azione giudiziaria» dice Daniele Manca . «La sentenza del Consiglio di Stato è molto importante perché motiva, in modo articolato ed approfondito, l’annullamento dei provvedimenti di Poste Italiane mettendo al centro due concetti correlati tra loro: la salvaguardia del servizio pubblico come bene sociale, e la gestione efficiente del servizio postale con l’intesa e la cooperazione obbligatoria con gli Enti Locali interessati. Sono concetti su cui l’ANCI aveva insistito molto nei confronti avuti con Poste Italiane e il Governo e nelle discussioni svolte nei tavoli regionali».

«Avevamo già avuto ragione anche in sede TAR Emilia-Romagna su alcuni ricorsi nel parmense. La sentenza del Consiglio di Stato definisce un quadro giuridico chiaro che rafforza quella ragione» commenta Fabio Fecci, Sindaco di Noceto e vice Presidente Vicario di ANCI Emilia-Romagna , capodelegazione nel tavolo regionale con Poste Italiane e Regione. «I Comuni sono pronti ad applicare la sentenza del Consiglio di Stato; sono pronti a discutere puntualmente con Poste e la Regione le proposte di razionalizzazione, a definire indicatori di lettura delle situazioni territoriali più veritieri rispetto a quelli usati da Poste, a confrontarsi sulle soluzioni per garantire il servizio universale corrispondente nel quadro delle disposizioni comunitarie. È rilevante e significativo che il Consiglio di Stato consideri il servizio postale come un servizio fondamentale per la coesione sociale e per l’esercizio dei diritti di cittadinanza e che la sua gestione economica non possa prescindere da questa considerazione».

Aggiunge Massimo Castelli  – Sindaco di Cerignale  (PC) che in qualità di Coordinatore Nazionale Piccoli Comuni ANCI  ha partecipato a diversi momenti di confronto con il Governo: «il Consiglio di Stato, a prescindere dell'assetto societario di Poste Italiane, fissa il concetto che il Servizio Postale è un Servizio Pubblico, e per questo va equiparato ai servizi di cittadinanza (scuola, sanità e mobilità) che lo Stato deve costituzionalmente garantire su tutto il territorio nazionale. A questo punto serve una forte azione politica che intervenga per far rispettare questo concetto, tra l'altro ben circostanziato anche dalla legislazione della Comunità Europea, che anche per il recapito della corrispondenza prevede la consegna quotidiana e non solo in alcuni giorni della settimana, come purtroppo succede ora. Questa sentenza ridà speranza a tanti piccoli Comuni di aver riconosciuto il diritto di esistere e di garantire servizi ai propri cittadini».

Sottolinea Andrea Maltoni  - professore ordinario di diritto amministrativo nell’Università di Ferrara  - che ha patrocinato i Comuni  appellanti: «la sentenza del Consiglio di Stato è molto importante per il sistema delle autonomie locali, anche perché si è affermato il principio in base al quale non sussiste un obbligo di chiusura degli uffici postali diseconomici da parte di Poste Italiane – contrariamente a quanto affermato nella sentenza del TAR di Bologna –, e quest’ultima, prima di procedere a misure di razionalizzazione degli uffici postali, deve effettuare una ponderazione tra i diversi interessi, nell’ambito della quale debbono essere considerate le effettive esigenze delle collettività locali, quali, ad esempio, la composizione della popolazione, i disagi che la stessa subirebbe, la percorribilità delle strade, i mezzi di trasporto pubblico utilizzabili per raggiungere altri uffici. Di grande interesse è anche il fatto che, per la prima volta, il Consiglio di Stato si è espresso sulle decisioni di Poste Italiane di rimodulazione dell’orario di apertura di uffici postali, ritenendo che anche in tali situazioni tale società debba tener conto dell'impatto che dette decisioni hanno sulle collettività interessate, previa interlocuzione con le amministrazioni comunali e sulla base della predetta ponderazione».

In allegato la sentenza del Consiglio di Stato.

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